Un’estate con i bambini

La scuola è ufficialmente finita e le pink passeranno a casa i prossimi tre mesi. Sono tanti, sono pochi, sono leggeri, sono pesanti. Come ho scritto la settimana scorsa quest’estate vorrei che le mie bambine non facessero le corse tra un centro estivo e l’altro ma piuttosto che riscoprissero il piacere di stare a casa, di giocare fuori e di annoiarsi.
Il lavoro da libera professionista ha un sacco di difetti e disagi ma almeno mi permette di gestire la vita della famiglia come meglio credo.

Dopo un anno a scuola con orari e impegni la prima cosa che faccio e lasciare alle bambine una settimana di sfogo. Sono ancora cariche e nello stesso tempo stanche (binomio tragico conosciuto da ogni genitore) ed hanno proprio bisogno di buttar fuori il periodo appena passato. Al termine di questa settimana ce ne andremo al mare in un posto meraviglioso, come ogni anno a giugno, come ogni anno solo tra donne. La scuola sarà ormai un ricordo e ci tufferemo letteralmente nelle vacanze. Tornate a casa avremo la nostra routine estiva, un po’ pigra e un po’ sportiva, fatta di piscina, giochi all’aperto, libri, bambole e lavori a maglia.

Immagine by Freepik

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Scuola finita

E anche quest’anno è arrivato. Domani sarà l’ultimo giorno di scuola per le mie bimbe pink. Come accade sempre arrivano a questo mese piuttosto stanche, felici degli splendidi momenti vissuti a scuola, dei giochi fatti, delle cose imparate (ormai si legge a tutto spiano) ma anche ansiose di riposare, di non alzarsi più all’alba, di dover fare parecchia strada in auto e finalmente godersi la loro casa, le loro cose, le vacanze al mare e i tuffi in piscina.
La tranquillità e il non fare programmi a lungo termine sono le mie idee principali. I centri estivi sono indubbiamente un grande aiuto per chi lavora fuori casa tutto il giorno o per chi preferisce mantere i bambini super attivi anche d’estate. Potendo scegliere ho optato per tenerle a casa in tranquillità eccetto che per una settimana in cui mi hanno chiesto di poter andare in fattoria con i cavalli e ovviamente ho detto di sì.
Personalmente ho sempre visto l’estate come un periodo di decantazione. Le pink hanno un’espressione diversa in questo periodo dell’anno. Meno agitate, meno capricci e più aperte alle attività. Si rilassano dall’impegno scolastico e si immergono nella semplice quotidianità, nel gioco improvvisato e nella quiete (questa a momenti, son sempre bambine!). A volte propongono invece delle attività da fare con me che penso raccoglierò in un post a posito nei prossimi giorni. Ora non mi resta che tirare fuori le infradito e iniziare a godermi questa estate che si prospetta piuttosto calda!

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“Pink life”

Da bambina non ho mai avuto una cameretta tutta mia. Condividevo una stanza piccoletta con un fratello molto più grande. Dormivo al piano di sotto di un letto a castello e non avevo esattamente un posto che si potesse considerare mio. Poi un giorno si è dipinto un muro, anzi un solo pezzo, lo sfondo di quella nicchia che era la mia cuccetta. Il resto della stanza era blu e azzurro ma lì tra il quadretto di Biancaneve e la mia bambola gigante c’era un mondo tutto in rosa. Ma non un rosa confetto semplice e delicato, io scelsi la tonalità con in mano una scatola delle Barbie.
Credo che si possa considerare quello il momento esatto in cui ebbe ufficalmente inizio la mia pink life. Una specie di ossessione che deve aver modificato talmente tanto la mia fisiologia da avermi portato ad avere un utero piuttosto selettivo che ci ha regalato solo figlie femmine. La conseguenza di tanto rosa ha però avuto nel tempo un effetto di overlflow e quel colore mi è andato decisamente di traverso. La cosa ovviamente non ha contagiato le mie donnine per cui mi trovo quotidianamente coinvolta in una lotta impari sulla scelta dei colori. Sono mamma di due bambine.

Ho letto spesso di quale grande responsabilità sia per una madre crescere un figlio maschio, un uomo, compagno e padre del futuro. Ma poche volte mi sono imbattuta in parole che raccontassero ciò che vuol dire essere la genitrice di piccole donne.
Mi verrebbe da iniziare con una frase del tipo io sono le mie figlie. Credo esprima al meglio il senso di responsabilità che mi porto dietro. La figlia M. pochi giorni fa ha annunciato a tavola che vuole essere come la mamma. Dopo i primi due minuti di entusiasmo l’orgoglio ha subito lasciato spazio al peso che una frase del genere si porta dietro. Mi sono resa conto di come il mio esempio pesi sulla loro crescita non solo di persone ma di donne. Chi vorrei incontrare nella mia famiglia fra una dozzina di anni, e fra venti? Che donne avrò davanti? Semplicemente la versione migliorata di ciò che sono io ora. Mi piace? Forse un po’ si ma forse anche un po’ no. Come sempre c’è da lavorare.

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