“Pink life”

Da bambina non ho mai avuto una cameretta tutta mia. Condividevo una stanza piccoletta con un fratello molto più grande. Dormivo al piano di sotto di un letto a castello e non avevo esattamente un posto che si potesse considerare mio. Poi un giorno si è dipinto un muro, anzi un solo pezzo, lo sfondo di quella nicchia che era la mia cuccetta. Il resto della stanza era blu e azzurro ma lì tra il quadretto di Biancaneve e la mia bambola gigante c’era un mondo tutto in rosa. Ma non un rosa confetto semplice e delicato, io scelsi la tonalità con in mano una scatola delle Barbie.
Credo che si possa considerare quello il momento esatto in cui ebbe ufficalmente inizio la mia pink life. Una specie di ossessione che deve aver modificato talmente tanto la mia fisiologia da avermi portato ad avere un utero piuttosto selettivo che ci ha regalato solo figlie femmine. La conseguenza di tanto rosa ha però avuto nel tempo un effetto di overlflow e quel colore mi è andato decisamente di traverso. La cosa ovviamente non ha contagiato le mie donnine per cui mi trovo quotidianamente coinvolta in una lotta impari sulla scelta dei colori. Sono mamma di due bambine.

Ho letto spesso di quale grande responsabilità sia per una madre crescere un figlio maschio, un uomo, compagno e padre del futuro. Ma poche volte mi sono imbattuta in parole che raccontassero ciò che vuol dire essere la genitrice di piccole donne.
Mi verrebbe da iniziare con una frase del tipo io sono le mie figlie. Credo esprima al meglio il senso di responsabilità che mi porto dietro. La figlia M. pochi giorni fa ha annunciato a tavola che vuole essere come la mamma. Dopo i primi due minuti di entusiasmo l’orgoglio ha subito lasciato spazio al peso che una frase del genere si porta dietro. Mi sono resa conto di come il mio esempio pesi sulla loro crescita non solo di persone ma di donne. Chi vorrei incontrare nella mia famiglia fra una dozzina di anni, e fra venti? Che donne avrò davanti? Semplicemente la versione migliorata di ciò che sono io ora. Mi piace? Forse un po’ si ma forse anche un po’ no. Come sempre c’è da lavorare.

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Sul tempo passato, sui cambiamenti e su di me

Ovvero di come il passare degli anni ci mostra prospettive diverse su ciò che è stato ma anche su ciò che potrà essere.
A trent’anni suonatissimi, che farei prima a dire trentasette, mi sono fermata per la prima volta in questo vivere frenetico, ho fatto un passo indietro e ho cominciato a fare la prima vera riflessione (semi)seria sul mio posto nel mondo.
Come prima cosa mi dico brava, perchè un po’ di incoraggiamento ci vuole sempre ma anche perchè in fondo credo di esserlo abbastanza. Ho riletto delle cose scritte altrove anni fa e ho fatto molta fatica a riconoscermi, questo perchè sono cambiata, molto e trovo la cosa, indipendentemente dai risultati, un segno di grande crescita. C’era una volta una donna fragilina e isterica con due figlie piccolissime e con un lavoro appena perso. C’erano i pianti, le litigate, il pessimismo cosmico e i perchè capitano tutte a me. Se la incontrassi ora le direi di darsi una pettinata e una svegliata perchè tutto il pacchetto di cui sopra non porta in nessun posto.
Adesso vedo una persona diversa, una persona che ha camminato tanto e sente di aver trovato un suo piccolo punto di equilibrio che le permette di stare su e far scivolare via tutto (o quasi) quello di cui non ha bisogno.
Dall’esperienza degli ultimi anni ho imparato quanto mutevoli siano le situazioni. Quanto le cose belle non siano eterne (ma il loro ricordo e ciò che ci hanno lasciato, sì) e di quanto non lo siano pure le cose brutte, le situazioni insolite, i momenti poco chiari. L’universo è in continuo movimento e noi con esso.
E in questo universo mutevole io vivo senza troppo chiasso la mia vita pink&green. Un continuo sali scendi tra vestiti, bambole e brillantini rosa, e la scelta di uno stile di vita molto verde. Una famiglia piena di femmine che cerca di vivere nel modo più sostenibile possibile (o almeno ci prova!).

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